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Glossario · Lettera T · CRM e automazione

Trigger

Definizione in breve

Trigger, in inglese «grilletto», è l’evento o la condizione che fa scattare un’azione automatica. Nel marketing automation è ciò che avvia un messaggio o un flusso: l’iscrizione a una lista, un carrello abbandonato, una pagina visitata, una data. Nel linguaggio comune «triggerare» significa innescare una reazione, anche emotiva.

  • Anche detto
  • Innesco
  • Evento scatenante
Voci nel tema
46
CRM e automazione
Lettera
T
Indice A–Z
Si usa in
CRM e automazione
Dove serve nel lavoro
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In questa pagina 8 sezioni
  1. 01 Che cosa significa Trigger
  2. 02 Trigger nel marketing automation
  3. 03 Esempi di flussi attivati da un trigger
  4. 04 Un trigger impostato male
  5. 05 Trigger e consenso
  6. 06 Come lo applichiamo noi
  7. 07 Domande frequenti
  8. 08 Voci correlate

In sintesi

  • Trigger significa grilletto: l’evento che fa scattare un’azione.
  • Nel marketing automation il trigger avvia un messaggio o un flusso al verificarsi di una condizione.
  • Un trigger mal impostato produce messaggi fuori luogo: ogni automazione ha bisogno di un responsabile che la legga.

Che cosa significa Trigger

Trigger in inglese è il grilletto. Per estensione indica l’evento o la condizione che fa scattare un’azione: in italiano «innesco» o «fattore scatenante». Il termine è usato nell’informatica (un trigger in una base di dati esegue un’istruzione quando cambia un dato), in psicologia (uno stimolo che riattiva un ricordo) e nel marketing, dove avvia i messaggi automatici.

Nel linguaggio dei social è nato il calco triggerare: innescare una reazione, spesso emotiva. «Mi ha triggerato» vuol dire che qualcosa ha provocato una risposta forte. L’uso comune e quello tecnico condividono l’idea di innesco.

Trigger nel marketing automation

Nel marketing automation un trigger è la regola che avvia un flusso: quando succede X, invia Y. Le condizioni più usate sono:

  1. Un’azione dell’utente: iscrizione, download, clic su un pulsante, acquisto, carrello abbandonato.
  2. Un comportamento sul sito: pagina visitata, tempo di permanenza, scorrimento fino a un elemento.
  3. Una data: compleanno, scadenza di un contratto, anniversario del primo acquisto, giorni trascorsi da un preventivo.
  4. Un cambio di stato nel CRM: una trattativa che passa a «preventivo inviato», un contatto che diventa cliente.

Ogni trigger avvia un messaggio o una sequenza, via email, SMS, WhatsApp o notifica interna al venditore. I messaggi comportamentali (behavioral messages) sono quelli che partono da un comportamento sul sito.

Esempi di flussi attivati da un trigger

  • Iscrizione alla newsletter: parte l’email di benvenuto, poi due contenuti utili a distanza di giorni.
  • Carrello abbandonato: promemoria dopo un’ora, un secondo messaggio il giorno dopo, un terzo con assistenza.
  • Preventivo inviato e nessuna risposta dopo tre giorni: promemoria al venditore ed email al cliente.
  • Cliente che non ordina da sessanta giorni: messaggio di riattivazione con un motivo per tornare.
  • Pagina dei prezzi visitata più volte: notifica al commerciale.

Nel Modulo Marketing & Sales Platform i trigger vivono nel CRM: ogni flusso ha un proprietario in azienda che lo legge e lo corregge, perché un’automazione senza responsabile diventa rumore in pochi mesi.

Un trigger impostato male

Il rischio è il messaggio fuori luogo: il recupero carrello a chi ha già comprato dal telefono, il benvenuto a chi è cliente da anni, il promemoria a chi ha già risposto al venditore. Succede quando i dati sono scollegati e il trigger non vede l’azione compiuta altrove. Per questo la base di un buon trigger è un dato unico: CRM, sito ed eCommerce che condividono le informazioni.

Trigger e consenso

Un trigger invia comunicazioni: servono il consenso dell’utente per il canale usato e la possibilità di interrompere il flusso in ogni momento. Su WhatsApp Business API i messaggi avviati dall’azienda devono usare modelli approvati e rispettare le regole della piattaforma.

06Come lo applichiamo noi

Nessuna richiesta resta senza risposta e senza traccia

Il Modulo Marketing & Sales Platform del protocollo Business Automatico mette ogni contatto in una pipeline con uno stato, un responsabile e una scadenza.

  1. 01

    Tutti i canali entrano nello stesso imbuto

    Moduli del sito, telefono, WhatsApp, email, fiere: il contatto nasce una volta sola, con la sua provenienza.

  2. 02

    Gli stati della trattativa sono pochi e chiari

    Si vede subito dove si fermano le trattative e quale passaggio costa tempo, senza chiederlo in riunione.

  3. 03

    Il seguito parte da solo

    Promemoria, messaggi e riattivazioni partono dalle regole concordate: il commerciale usa il tempo per parlare, non per ricordarsi.

Tema CRM e automazione · 46 voci

07Domande frequenti

Domande su Trigger

Che cosa significa trigger e come si traduce?

Letteralmente «grilletto»; per estensione, l’evento che innesca qualcosa. In italiano si traduce con innesco, fattore scatenante o evento scatenante. Nel marketing, nell’informatica e nelle basi di dati il termine inglese resta tale: un trigger è una regola del tipo «quando succede questo, fai quello».

Che cosa vuol dire triggerare o essere triggerato?

È un calco dall’inglese entrato nel parlato: triggerare significa innescare una reazione, e «essere triggerato» indica una risposta emotiva forte provocata da qualcosa. L’uso viene dalla psicologia (un trigger che riattiva un ricordo) ed è arrivato ai social. Non ha a che fare con il significato tecnico, ma condivide l’idea di innesco.

Quali sono i trigger più usati nel marketing automation?

L’iscrizione a una newsletter (parte l’email di benvenuto), il carrello abbandonato (parte il recupero), un preventivo inviato senza risposta (parte il follow-up), una pagina visitata o un tempo di permanenza, una data come il compleanno o la scadenza di un contratto, un cambio di stato nel CRM. Ogni trigger avvia un flusso che si misura su quante azioni produce.

Il Modulo Marketing & Sales Platform

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